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LA VEICOLAZIONE TRANSDERMICA ATTIVA TRAMITE EPOREX K69 PER LA CURA DELL'ACNE
Elisabetta Sorbellini, Fabio Rinaldi, Paola Bezzola - Milano
La forma dermatologica più comune nei giovani è l'acne, patologia infiammatoria cronica dell'unità pilo-sebacea, caratterizzata da comedoni, papule, pustole, e meno frequentemente, noduli, cisti ed esiti cicatriziali. Compare tipicamente nell'adolescenza con un picco d'incidenza del 35% tra i 14 e i 17 anni nella femmina, e tra i 16 e i 19 anni nei maschi.
Tende a risolversi lentamente intorno ai 20 anni , anche se spesso si protrae fino ai 35-40 anni, soprattutto nelle donne con un'incidenza del 5% contro l'1% degli uomini.
Inizia con una maggiore produzione di sebo indotta dagli androgeni, cui fa seguito un'alterazione della microflora microbica e un ispessimento dello strato corneo del dotto pilo-sebaceo che porta alla formazione del comedone e al successivo processo infiammatorio.
La diminuzione della qualità della vita e il conseguente impatto sociale in chi ne soffre è molto alto, anche se non sempre è correlato alla sua gravità. Da uno studio italiano pubblicato sul Journal of American Academy of Dermatology del 2006, effettuato su 294 soggetti con problemi dermatologici basato su interviste a mezzo di questionari psicologici specifici, è emerso che i soggetti acneici hanno una prevalenza di ideazione di suicidio nel 7% dei casi.
Diagnosticare l'acne è facile, più difficile è adattare la terapia al tipo e alla severità dell'acne, tenendo conto delle aspettative e della premura da parte del soggetto nel vedere risolto il proprio problema nel minor tempo possibile e senza rischi di effetti collaterali.
Le terapie dermatologiche consuete e ormai standardizzate prevedono l'utilizzo di antibiotici, retinoidi e sostanze ad attività antibatterica ed antinfiammatoria, sia per uso topico che sistemico, per periodi di trattamento a volte molto lunghi, ( mesi) e con rischi di effetti collaterali. Durante il periodo estivo, inoltre, tali terapie sono spesso controindicate per il rischio di fotosensibilizzazione.
Queste problematiche hanno portato a ricercare delle modalità terapeutiche ugualmente efficaci, che consentissero comunque l'utilizzo di sostanze farmacologiche efficaci nella cura dell'acne, ma con una maggior maneggevolezza e minori rischi di effetti collaterali.
Una novità terapeutica in campo dermatologico è rappresentata dalla veicolazione transdermica attiva, che permette di veicolare attraverso l'epidermide sostanze di diverso peso molecolare, e di superare la barriera dermo-epidermica. Il principio su cui si basa questa tecnica è quello di un'’emissione di onde elettromagnetiche modulate e a bassa intensità, per evitare spiacevoli sensazioni durante il trattamento. Il sistema rende permeabile l'epidermide attraverso l'associazione onda elettrica - camera di ionizzazione, che consente alle sostanze utilizzate sotto forma di principi attivi, preventivamente miscelate in un gel specifico, di essere "caricate" elettricamente pronte pertanto per il trasporto ionico.
La peculiarità di tale tecnica permette di effettuare terapie locali con basse quantità di principio attivo, ottenendo però alte concentrazioni di del principio attivo nell'organo bersaglio, riducendo nel contempo gli effetti indesiderati provocati dall'assorbimento sistemico. La veicolazione attraverso l'epidermide determina anche una riduzione del danno locale ai corneociti e i cheratinociti epidermici, diminuendo anche gli effetti irritativi di sostanze quali i retinoidi. Tra l'altro in una forma come l'acne, in cui si deve agire su più sintomi, è possibile inserire nel gel di veicolazione più principi attivi, mettendo a punto un "cocktail" più o meno personalizzato a seconda della prevalenza delle lesioni e in relazione alla sua gravità.
Abbiamo effettuato uno studio clinico per verificare l'efficacia di una terapia ambulatoriale con Veicolazione Transermica Attiva di alcuni principi farmacologici normalmente in uso, e di principi ad estrazione naturale per la cura dell'acne, mediante isoforesi con Eporex K69, e per valutarne i tempi della terapia, l'incidenza di effetti indesiderati, la compliance dei soggetti trattati.
Sono stati inseriti nello studio 20 soggetti , 10 femmine e 10 maschi, di età compresa tra 14 e 25 anni, affetti da acne di lieve e media gravità secondo il Leeds Revised Acne Grading system.
Le femmine sono state sottoposte in via preliminare ad esami ematochimici ormonali ed ecografia pelvica per escludere patologie endocrine concomitanti. Tutti i soggetti erano stati precedentemente trattati con terapie tradizionali per periodi anche prolungati di tempo, senza però aver ottenuto un risultato clinico soddisfacente. Le terapie precedenti erano però state sospese da almeno 6 mesi. Nel corso della visita basale sono state scattate fotografie digitali per poter effettuare una valutazione numerica delle lesioni acneiche (comedoni, papule, pustole) (T0) , a fine trattamento dopo 5-7 settimane (T1) , e al follow-up dopo un mese (T2) dalla sospensione del trattamento.
Negli stessi tempi sono state effettuate anche valutazioni con epiluminescenza e microscopia confocale su una zona prestabilita.
Sono state effettuate cinque sedute terapeutiche di 20 minuti l'una ad ogni soggetto a distanza di 1 settimana una dall'altra, seguite dopo 15 giorni da 2 sedute ogni 2 settimane.
Scopo del nostro studio era quello di valutare la reale capacità dello strumento e della tecnica di veicolazione transdermica, pertanto la terapia è stata effettuta utilizzando diversi principi attivi, inseriti di volta in volta in opportune combinazioni a seconda della situazione clinica dei diversi soggetti, in un range terapeutico simile a quello della tradizionale via topica o sistemica.
Abbiamo quindi aggiunto al gel di trattamento sostanze farmacologiche come clindamicina 1%, acido retinico 0,05%, acido salicilico 15%, acido glicolico 8%, e sostanze naturali come la nipononivea per la sua azione di inibizione dell'enzima 5 alfa reduttasi, fitoestrogeni quali la genisteina, e sostanze ad azione antinfiammatoria come l'acido beta glicirretico, o specifici complessi aminoacidici.
Nel caso in cui non erano presenti lesioni pustolose il trattamento è stato preceduto da una pulizia della pelle con ultrasuoni mediante un manipolo a forma di spatola (trasduttore) dotato di un sistema piezoelettrico oscillante con una frequenza di 25.000 Hz, che sfrutta il fenomeno della cavitazione , campo di forza applicato alla pelle detersa con acqua termale che favorisce il distacco delle cellule cornee superficiali e la rende pertanto più recettiva al successivo trattamento di veicolazione transdermica.
Le sedute, di 20 minuti ciascuna erano ben tollerate dai soggetti, che manifestavano un eritema di lieve-media intensità alla fine del trattamento.
Nel 2% dei casi si è manifestato dopo le prime due sedute un aggravamento delle lesioni acneiche, risolto nelle sedute successive; in tal caso è stato necessario scalare le percentuali delle sostanze ad azione seboriducente e ad effetto peeling. In particolare per la presenza dell'acido retinoico è stato necessario prolungare la terapia di una o due sedute effettuandole in tempi sempre più distanziati.
Tutti i soggetti trattati hanno risposto bene alla terapia con una remissione della patologia fino alla sua guarigione nel 90% dei casi, e con un mantenimento del risultato ottenuto anche dopo mesi dalla sospensione.
Non si sono verificati effetti collaterali sistemici.
In tutti i casi i soggetti erano stati istruiti nel non assumere sostanze fotosensibilizzanti, nel non esporsi al sole o a lampade UV, e nell'applicare quotidianamente una fotoprotezione massima per tutta la durata della terapia.
Si è verificato solo un caso di abbandono della terapia per sensibilizzazione allergica ad uno dei principi attivi.
La veicolazione transdermica è senza dubbio un'importante innovazione in campo dermatologico.
In determinate patologie cutanee si sta progressivamente sostituendo o affiancando alle comuni terapie sistemiche o topiche.
Il grande vantaggio di tale tecnica è rappresentato dalla possibilità di avere alte concentrazioni di sostanze attive direttamente e solo nell'organo bersaglio, in questo caso l'unità pilo-sebacea, riducendo al minimo il loro passaggio nel microcircolo dermico, e il loro assorbimento anche a livello di altri organi.
Questo determina la sua efficacia in tempi terapeutici estremamente ridotti, minimizzando i rischi di effetti collaterali.
La compliance del paziente inoltre è molto alta dal momento che non lo costringe necessariamente ad applicare terapie topiche quotidianamente, e normalmente nota già dopo le prime 2 settimane il miglioramento della propria patologia.